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IL BLOG DEL PARTITO DEMOCRATICO CIRCOLO DI POMPIANO-CORZANO

15 giugno 2012
adro,etica e dintorni

Oh oh oh … ancora lui. Meglio destarsi.

Sono un assiduo lettore della rivista cattolica Famiglia Cristiana, a cui sono abbonato da così tanti anni d’averne perso il conto.

Come d’abitudine, la mattina della domenica è dedicata a sfogliare buona parte di questa rivista, che per me rappresenta una buona boccata d’ossigeno per lo spirito. Farebbe bene a tutti.

La mia particolare attenzione cade sulle prime pagine, dove la Chiesa spesso fa la voce grossa e tira le orecchie ai governanti e alla classe politica, richiamandoli sugli errori, omissioni o sulle decisioni sbagliate prese nei riguardi delle famiglie e delle persone in difficoltà economiche e non solo, persone sole, anziane, ammalate, di altra etnia, lingua o religione.

Il caso vuole che qualche mese fa, sfogliando le prime pagine di Famiglia Cristiana, mi sia soffermato su una fotografia. La persona ritratta non mi era nuova. Mi dissi: “Questa persona mi sembra di conoscerla; l’ho già vista altre volte. Oh, oh, oh, è proprio lui, il Sindaco di Adro”.

Infatti, l’articolo, pubblicato alle pagine 8 e 9 di Famiglia Cristiana, n. 7/2012, riprendeva di passaggio una vicenda che riguardava proprio lui, il signor Oscar Danilo Lancini, quale Sindaco di Adro, esponente locale della Lega Nord, già salito alla ribalta della cronaca qualche anno fa per aver voluto fregiare il plesso scolastico adrense con il “Sole o fiore delle Alpi” che, a suo dire, consiste in un “simbolo tradizionale e pacifico che da secoli viene rappresentato nel territorio… Quel simbolo, nella scuola di Adro non poteva essere un simbolo di partito (come molti hanno maliziosamente interpretato)”. Ovviamente io non voglio essere malizioso, perché a pensar male si fa peccato, ma … s’indovina. Dunque, che il Sole delle Alpi sul plesso scolastico sia anche il simbolo della Lega Nord è solamente pura coincidenza. Ma questa è un’altra storia.

Come dicevo, l’articolo di Famiglia Cristiana invitava a riflettere sul torpore della coscienza di tanti cittadini, richiamando anche la nota vicenda che ha visto per protagonista, suo malgrado, un imprenditore di Adro, di nome Silvano Lancini, il quale aveva sentito il dovere di pagare di tasca propria le rette arretrate della mensa scolastica del paese per quei bambini, per lo più figli di immigrati extracomunitari che non erano riusciti a farvi fronte e per i quali era stata disposta la sospensione del servizio pasti, ad opera del Sindaco di Adro, Oscar Danilo Lancini (omonimo ma nessuna parentela, come l’esimio Sindaco ci tiene a precisare).

Per tale gesto di solidarietà e di civiltà, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferiva all’imprenditore l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, suscitando le ire del Sindaco di Adro, per il quale il riconoscimento fatto dal Presidente al concittadino Silvano Lancini era da reputarsi ingiusto ed offensivo per la sua gente, in quanto attuato da un “signore che poteva permetterselo” con il fine di “creare contrapposizione politica all’attuale maggioranza consigliare … e … fare pubblicità alla propria azienda”.

Non solo, ma secondo il pensiero del Sindaco di Adro “le onorificenze … quando consegnate a cani e porci fanno divenire ingiustamente porci o cani quelli che veramente le hanno meritate”.

Si veda in proposito la Lettera aperta al Presidente della Repubblica, datata 23 gennaio 2012, scritta dal Sindaco di Adro e reperibile dal sito internet del Comune, nella quale egli dà sfogo al suo punto di vista, arrivando infine a dire che “ gli adrensi e i torbiatesi si devono vergognare di avere un concittadino (Silvano Lancini) che di loro pensa questo” [si fa riferimento al contenuto di una lettera dell’imprenditore Silvano Lancini, nella quale egli ricorda come i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, ma che prima di essi ci sono stati anni di piccoli passi verso quel baratro, oltre ad esprimere il suo disappunto per il continuo spostare l’asticella dell’intolleranza verso l’alto da parte dei suoi concittadini, ed auspicare di vedere i suoi preti scuotere l’animo della gente ed indicare bene quali sono i valori da seguire] e di vergognarsi altresì “di avere un Presidente della Repubblica che lo ha addirittura onorificiato… Non si stupisca [riferendosi al Presidente della Repubblica] se il popolo del Grande Nord si sente sempre più distante da Roma e dalle sue istituzioni ”. Forse per il Sindaco leghista bisognerebbe invece guardare alle specchiate istituzioni lombarde, nelle persone di Formigoni, Boni, Minetti, Renzo Bossi e via elencando. Altra storia.

Nell’articolo di Famiglia Cristiana, a commento di questa vicenda, due lettori rivolgendosi a Don Antonio Sciortino si domandano come sia possibile ingiuriare un concittadino, dandogli del “cane e del porco”, per essersi sentito in dovere di fare un gesto di solidarietà e inveire contro il Presidente della Repubblica per l’onorificenza conferitagli. Ancora, i due lettori si chiedono come sia possibile conciliare tutto ciò con il senso di civiltà e con un sentimento cristiano, giungendo all’amara conclusione che purtroppo nel nostro Paese c’è chi condivide e alimenta l’odio; c’è chi sta zitto per il quieto vivere o per paura, mentre sono poche le voci che si levano a difesa dei deboli e dei valori, quando invece bisognerebbe che si levasse forte l’indignazione degli onesti e delle persone per bene.

A questo punto riprendo qui il pensiero espresso da Don Antonio Sciortino nell’articolo di Famiglia Cristiana sopra citato, in risposta ai due lettori che a lui si rivolgevano, secondo il quale sono in tanti coloro che nel nostro Paese hanno messo a tacere la propria coscienza. Abbiamo fatto l’abitudine a tutto. Ci siamo assuefatti al male, alla corruzione e al degrado morale che devasta le coscienze. Come se ci fossimo addormentati o come se fossimo ipnotizzati da un pifferaio magico che ci ha condotti dove ha voluto, su sentieri che mai avremmo percorso.

Siamo stati privati di pensiero critico e resi incapaci di riflettere, di reagire, di indignarci di fronte a provvedimenti, soprattutto nei confronti degli stranieri, che hanno calpestato la dignità delle persone e discriminato vergognosamente anche i bambini, figli di immigrati, speculando sulla loro pelle. Come è avvenuto ad Adro, dove il buon senso ha smarrito la strada di casa.

Ecco, concludo io, forse è giunto il tempo di destarsi dal sonno.

P.L.




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12 giugno 2012
risultati elettorali 2012 -brevi considerazioni

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012: Brevi cenni.

Nel mese di maggio 2012 si sono svolte importanti elezioni amministrative e sui risultati che ne sono usciti sono già state spese molte parole, a nostro giudizio non sempre obbiettive, ma si sa che nel nostro Bel Paese all’indomani di una tornata elettorale nessuna forza politica riconosce la sconfitta e cerca invece di giustificare il proprio risultato negativo in modo “fantasioso” per usare un eufemismo.

In breve: i ballottaggi hanno evidenziato un ulteriore calo nell’affluenza generale alle urne, pari a ben 14 punti percentuale rispetto al primo turno, passando dal 65,4% al 51,4%.

Un dato preoccupante di evidente disaffezione da tenere in grande considerazione, in parte giustificato dall’indecente immagine che in generale la politica sta dando di sé e in particolare a causa dei troppi politici che abusano del loro ruolo per ricavarne interessi personali, come hanno dimostrato gli avvenimenti che hanno coinvolto di recente, per esempio, la Lega, uscita sconfitta in tutti e sette i Comuni in cui era approdata al ballottaggio, ovvero cinque in Lombardia: Cantù (Co), Senago (Mi), Meda (Mb), Tradate (Va), Palazzolo S/O (Bs) e due in Veneto: Thiene (VI) e San Giovanni Lupatoto (Vr).

Un altro fatto meritevole di grande attenzione è il successo conseguito dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che si è imposto, tra l’altro, alla guida del comune di Parma. A questo proposito è bene però sottolineare che la città di Parma veniva da dieci anni di fallimentare amministrazione di centrodestra e il candidato dei “grillini” ha vinto anche grazie all’esplicito appoggio ricevuto dal PDL, come il suo coordinatore Ignazio La Russa ha tenuto a precisare: “Pizzarotti (M5S) la spunta grazie alla confluenza delle preferenze degli elettori del centrodestra”. In sostanza, a Parma i “grillini” pur di vincere non hanno disdegnato i voti del centrodestra, il quale, per converso, pur di stoppare una possibile vittoria anche lì del centrosinistra, non ha trovato di meglio da proporre che dirottare i propri voti al Movimento 5 Stelle. Singolare convergenza tra nuovi movimenti e vecchia politica? Speriamo di no!

Il secondo turno ha confermato anche la netta sconfitta del PDL che segna, oltre ad un crollo dei consensi, la perdita del governo di diverse città, da tempo immemore governate dal centrodestra: un esempio per tutti, la città di Como.

Poiché i numeri non sono né di destra, né di sinistra, né di centro e sono molto più eloquenti di tante belle parole, riteniamo utile ricordare un semplice dato finale da tenere in considerazione:

dei 177 Comuni chiamati al voto, sopra i 15.000 abitanti, i candidati del centrosinistra ne hanno conquistati 92, raddoppiando i 45 che amministravano con le precedenti elezioni. Segno evidente che il centrosinistra e in primis il PD è stato in grado di offrire delle risposte e delle proposte politiche credibili e migliori rispetto a quelle degli avversari.

Inoltre, il PD si è confermato in generale come il primo partito del Paese e in particolare in molti capoluoghi di provincia come: Belluno, Brindisi, La Spezia, Lucca, Piacenza, Genova, Parma, Aquila, Monza e Alessandria. Scusate se è poco.

Sommessamente possiamo dire che, nonostante tutto, numeri e fatti alla mano, il Partito democratico ha vinto le elezioni amministrative del maggio 2012, con buona pace di tanti commentatori che non hanno trovato l’onestà intellettuale di ammetterlo. Rosiconi, come direbbero a Roma.

I risultati di queste elezioni hanno premiato il centrosinistra e noi del Partito Democratico, che ne siamo il fulcro e la forza principale, dobbiamo trarne grande spinta per rinnovare il nostro impegno politico, al servizio dei cittadini e per un’Italia migliore, serena e consapevole dei propri mezzi, capace di guardare al futuro con ottimismo, nonostante le difficoltà del momento presente.

G. S.


11 febbraio 2012
cani a passeggio per Pompiano

Non mi fido di Fido


Con l'esplosione improvvisa della primavera si sono intensificate le passeggiate nella nostra campagna e, sopratutto, la pedonabile per Zurlengo si è ripopolata di pompianesi e non.

E' un momento di breve socializzazione, s'incontrano persone conosciute da tempo,altre che condividono il nostro desiderio di aria pura, si crea un clima se non di amicizia quantomeno di solidarietà .

Ci sono saluti festosi ,ma il più delle volte basta un leggero sorriso od un cenno di saluto.

Tutto ciò aggiunge serenità ai benefici della breve “sgambata”.

Sto gustando questa breve pausa quando improvvisamente compare “lui”.

Ha un leggero moto di stizza ,mi guata con il suo sguardo glaciale,segue con la coda dell'occhio i miei movimenti e,una volta superatomi,se ne va con indifferenza.

Alla sua vista un brivido mi percorre la schiena,ostento indifferenza,seguo con attenzione il suo portamento ,poi, una volta incrociato, me ne guardo bene dal voltarmi.

Ogni volta cambia aspetto:il muso tozzo con la mandibola forte si trasforma in schiacciato e squadrato, poi in longilineo con ben in vista i denti aguzzi ,ma sempre senza museruola e tenuto con una certa disinvoltura dal proprietario.

Si, avete capito, sto parlando dei nostri cari amici animali che,oltre a creare problemi igienici con le loro deiezioni,quando raggiungono una determinata mole pongono il problema della sicurezza.

Mentre mi allontano mi pongo alcune domande:

se avesse avuto uno scarto improvviso e mi avesse assalito come avrei potuto difendermi?

Se con me c'era il mio nipotino che conseguenze avrebbe avuto?

“Quello li” con un morso gli staccava un arto!!!!!!

Sarebbe il caso che sia i proprietari dei cani sia l'Amministrazione Comunale si ricordassero dell'ordinanza dei Ministero della Salute del 3 marzo 2009 prorogata per altri due anni il mese scorso dal medesimo Ministero che prevede , tra le altre cose:

  • la responsabilità civile e penale del proprietario dell'animale,

  • l'utilizzo del guinzaglio e della museruola,

  • l'obbligo di raccogliere le feci nell'ambito urbano.

Ricordiamoci tutti di queste regole e l'Amministrazione cerchi di farle rispettare, ne guadagna il vivere civile.

A.B.




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10 febbraio 2012
ricordo di Fardelli Mario

Mario Fardelli Sindaco per 5471 giorni


Ho aderito volentieri all'invito, del Circolo del Partito Democartico di Pompiano per una visitazione della figura di Mario Fardelli.

E' stato il mio Sindaco e con emozione ringrazio chi, chiedendomelo, mi ha consentito di ripensarlo con più intensità.

A.P.




Di Mario Fardelli credo si possa e si debba fare una riflessione “storica”.

Lo merita la sua persona; La sua figura, Il suo impegno politico e sociale; La sua memoria.


Nato il 21 novembre 1944 a Orzivecchi con la famiglia venne presto ad abitare a Pompiano; il padre era calzolaio con bottega all’inizio di via Marconi; la madre e le sorelle gestivano il bar parrocchiale, primo ritrovo giovanile di Pompiano, a quei tempi aggregato alla sala del cinematografo con proiezioni la domenica sera, spesso anche il giovedì e non di rado, per i films di grande richiamo anche il lunedì sera.

Era anche il luogo in cui era stato istallato uno dei primi apparecchi televisivi da cui si diffondevano gli spettacoli in bianco e nero e le notizie del telegiornale.

Mario Fardelli, oltre alle due sorelle, aveva tre fratelli: Carlo, Attilio e Angiolino, quest’ultimo grande calciatore scoperto, cresciuto e lanciato da Lorenzo Molinari.

Attilio fu subito assorbito, quand’era poco più che ragazzo dalla “funzione” di sagrestano; di questa particolare posizione del fratello Attilio Mario fu sempre attento osservatore.

Era un ragazzo normale che, terminata la quinta elementare, non aveva, come tutti del resto in quel periodo degli anni ’50, proseguito gli studi; solo più tardi, stimolato dal desiderio di conoscere e dal bisogno di far bene, nel mentre di giorno lavorava, la sera frequentò i corsi per l’esame di licenza media prima e per il diploma di maturità in ragioneria poi.

Cambia lavoro ed entra in banca al Credito Agrario Bresciano; gioca a pallone nel ruolo di ala destra, non ai livelli e con la bravura del fratello Angiolino; conosce Veronica Zampieri, anch’essa di Pompiano; con lei si sposa e ha due figli.

Il destino tragico gli ruba Veronica in un incidente stradale.

Mario, da solo, con l’aiuto dei parenti suoi e della povera Veronica, cresce i figli portandoli grandi senza che agli stessi manchi nulla.

Impenitente fumatore, dall’ufficio della Banca in Orzinuovi, va spesso nella vicina tabaccheria sotto i portici per acquistare le sigarette; qui conosce Caterina (Riny) e se ne innamora, ricambiato, la sposa e lei gli dona Francesca, una bambina; oggi laureata.

La famiglia di Mario si è ormai riformata e lui è felice; purtroppo i fratelli Carlo, Angiolino e Attilio gli muoiono con sequenza repentina intristendolo oltremodo.

Ancor più grande è poi la sventura che lo colpisce personalmente; un raro tumore al cervello lo “condanna” senza appello.

Corre in America per una estrema e difficile operazione chirurgica; nulla di positivo; Mario rientra a casa ma resiste per soli pochi mesi, fino al 10 ottobre 2007.


La figura di Mario Fardelli si staglia in Pompiano e non solo al pari di altri illustri suoi contemporanei:

  • Il Dottor Francesco Tomasini, direttore dal 1950 della Cassa Rurale e Artigiana, artefice delle iniziative economiche di Pompiano; con lui ogni famiglia riesce a costruire la casa e in ogni famiglia entra lavoro sicuro; cessa l’emigrazione; Mario Fardelli si confronta spesso con Francesco Tomasini anche con asprezza, ma sempre (ed era l’intento di entrambi) per il bene di Pompiano.

  • Il Sindaco Antonio Maninetti lo ebbe tra i suoi consiglieri in comune dal 1970 al 1975. Da Antonio Maninetti Mario imparò quanto fosse importante nella vita pubblica il contatto frequente e semplice con i cittadini, tutti e primariamente i più deboli per i quali bisognava ed occorreva fare qualcosa.

  • Il maestro Giampietro Zuppelli, da Gerolanuova, di mente fervida, di linguaggio arguto e d’intelligenza lungimirante fu con lui assessore dal 1975 al 1980 quando Sindaco era Lorenzo Tortella. Lui e Giampietro erano amici veri nonostante proprio a Mario Fardelli toccò di decidere come Sindaco la soppressione della scuola elementare e l’asilo di Gerolanuova. Zuppelli non gliene volle, accettò per Gerola lo “storico” sacrificio e comprese l’esigenza dei tempi!

  • Cesare Teraroli uomo estroverso, generoso sindacalista, organizzatore sociale nel primo dopo guerra sia a Pompiano che in provincia. Con lui Mario Fardelli, pur nell’ambito della Democrazia Cristiana, non condivideva sempre la linea politica da intraprendere; ne apprezzava la vivacità verbale e la passione su tutto ciò che riguardava il nostro paese: la Banca, la Parrocchia, i lavoratori. Non fu mai il numero uno, ma sulla sua parola potè sempre contare.

  • Lorenzo Molinari fu il generoso e fedele gregario dei sindaci Maninetti, Tortella e Fardelli. Su di lui Mario Fardelli diceva che si poteva sempre fare affidamento. Mai polemico. Presente a tutti gli incontri: di partito, amministrativi, sportivi, sociali, parrocchiali. Sempre con la sua agenda dove prendeva note e appunti, non è mai stato possibile leggerli; Mario mi disse una volta: “Sono certo che la vera storia di Pompiano è negli appunti di Lorenzo, chissà chi potrà un giorno leggerli, oltre alla cronaca forse ci sono anche le sue riflessioni”.

  • Don Virgilio Sottura arrivò a Pompiano, nuovo parroco dopo Don Giovanni Papa. Mario, prima come assessore poi come Sindaco, collaborò molto con lui condividendo le tante iniziative: costruzione della Canonica, ristrutturazione della Chiesa e del Campanile, acquisto di Villa Roma, ristrutturazione dell’asilo. Don Virgilio Sottura sapeva di avere in Mario non solo appoggio amministrativo; tra i due c’era solidarietà morale che valse per entrambi il ricordo commosso che ancora pervade la popolazione quando di loro si parla.

  • Attilio Fardelli, fratello maggiore di Mario, sagrestano della parrocchia sin dalla giovane età. Con la sua presenza discreta e attenta “costrinse” Mario ad occuparsi di quella parte della popolazione che contava poco o niente. I bambini dell’asilo (ristrutturazione e contributo rette), i ragazzi dell’oratorio (campo sportivo nuovo e casa “Villa Roma”), gli anziani (alloggi di via Berlucchi, feste dell’anziano, soggiorni climatici).


L’impegno politico e sociale di Mario Fardelli fu intenso, lungo e proficuo.

La sua militanza politica lo fa aderire al partito della Democrazia Cristiana che a Pompiano era organizzata attorno ai nomi di: Francesco Tomasini, Antonio Maninetti, Cesare Teraroli, Lorenzo Molinari, Pietro Menni, Giampietro Zuppelli, Franco Giudici, Luigi Daldossi, Giovanni Calzoni , Carlo Teraroli, Giacomo Amighetti, Luciano Ranzenigo, Giuseppe Crotti Partel, etc.

Fu subito attivo in ogni iniziativa diventando Consigliere Comunale nell’ultimo mandato del Sindaco Maninetti (1970/1975). Nel 1975 con Sindaco Lorenzo Tortella, fu nominato assessore e vicesindaco con incarichi a quel tempo assai rilevanti essendo delegato dell’urbanistica.

Nel 1980 viene eletto per la prima volta Sindaco di Pompiano; così pure nel 1985 e nel 1990 fino al 1995.

Fu Sindaco di Pompiano per 5471 giorni; dinamico e attento alle esigenze della produzione: acquistò l’area artigianale di via Lavini; della crescita sociale e politica: acquisì l’area per il complesso scolastico sportivo di via Ortaglia e la Peschiera con la cascina Navoni e le aree pertinenziali dove si realizzò l’edificio municipale e la nuova piazza con la zona della Peschiera; realizzò la nuova scuola media con la palestra; durante il suo mandato, d’intesa con ANAS, realizzò la scarifica della strada principale con la posa dei servizi fognari.

Fu attento alle problematiche del lavoro con la “requisizione” della fabbrica “MARA” di Gerolanuova per continuare a far lavorare oltre 120 persone; analogamente si adoperò per mantenere il più a lungo attiva l’Atlantica Confezioni, vero motore della crescita economica di Pompiano a partire dagli anni sessanta fino agli anni novanta; si può dire che ogni famiglia aveva li una sua figlia a lavorare. Collaborò con la parrocchia e con la Cassa Rurale intrattenendo sempre rapporti personali e istituzionali corretti.

Stimolò la crescita personale delle famiglie realizzando il piano di lottizzo residenziale di Gerolanuova, quello di via Molino, di via Primo Maggio, di via Navoni, di via Commezzano, di via Paolo VI e di via sorelle Tomasoni.

Realizzò gli appartamenti ad uso dei bisognosi di via Ottavia Berlucchi e li, in occasione dell’inaugurazione, stimolato da Giovanni Calzoni, suo assessore, diede inizio alla prima festa dell’anziano (nell’occasione vennero festeggiati tutti quelli nati nel 1800).

Diede razionalità ai servizi dell’acquedotto, delle fognature, del gas e della illuminazione; ampliò il cimitero di Pompiano, ristrutturando quello delle frazioni; per entrambi realizzò accessi, illuminazione, parcheggi e adeguamenti tecnologici.

Sviluppò i primi rapporti di colleganza con i Comuni vicini ed in particolar modo con Orzinuovi, così da offrire migliori servizi per l’assistenza agli anziani, sicurezza ai cittadini e logistiche ai giovani per lo studio sia con la scuola di Bargnano che con il complesso del Cossali ad Orzinuovi.


È quindi facile ricordarsi di Mario Fardelli; è bello pensare di averlo conosciuto; è un onore essere stato suo amico.

Va ricordato e amato come chi tra noi è stato buono e onesto.

Mi piace pensarlo ancora presente tra noi a Pompiano, mi è difficile pensare che non è più; sono convinto che sia spirato con l’orgoglio del poeta Orazio “Non omnis moriar” (Non tutto morirò).

Ecco, io mi aspetto che chi può: debba e faccia, raccolga questo anelito di presenza e lo fissi a imperitura memoria e ricordo intitolando al nome di Mario Fardelli l’Auditorium Comunale attiguo alla scuola media.

Io ho avuto la sorte buona di conoscere il Sindaco Mario Fardelli, l’ho apprezzato, l’ho stimato, l’ho ammirato. A Dio piacendo chiedo che ancora ci faccia dono di simili persone.


A. Paloschi




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10 febbraio 2012
riflessioni davanti al ritratto di Felice Bisleri

FELICE BISLERI "Chi era costui?"


Un garibaldino nostro conterraneo


Il ritratto che ne fa il pittore Antonio Gandolfo ci presenta un uomo nella piena maturità, elegantemente vestito, col vezzo della poscette,segno di eleganza non trasgressiva e di sana pienezza di sè. Che più colpisce però in questo quadro è la folta e fluente barba che rimanda al Michelangiolesco Mosè in San Pietro in Vincoli a Roma.Onor del mento; che stride con la esibita maschilità glabra oggi trionfante.Certamente un volitivo ed orgoglioso signore di inizi Novecento, che ha raggiunto notorietà ed una rispettabile posizione sociale ed economica. Si sposti lo sguardo sugli occhi: insomma, se è vero che lo sguardo e gli occhi sono lo specchio dell'anima, ci troviamo di fronte ad una fortissima personalità,ad una volitività che si fatica a contenere,ad una intraprendenza di corpo e di mente che gli hanno permesso di raggiungere gli obiettivi che si era prefissato e di goderne pacificamente.


Mentre a Pompiano il 30 novembre 1851 , ci si infervorava ,pur nella miseria imperante, per la festa patronale, in attesa del panegirico su sant'Andrea che il molto Reverendo Parroco don Giovanni Botti avrebbe pronunciato alla Messa Solenne in onore del Santo Patrono, ad un paio di chilometri in linea d'aria, nella Gerolanuova che a quei tempi faceva seriamente concorrenza a Pompiano – potenza di essere residenza dei conti Feltrinelli – viene alla luce un bimbo che nella memoria storica locale è il più fulgido esempio di patriottismo Risorgimentale: Bisleri Felice.

Felice! Nomen – omen? Sta di fatto che la sua felicità è altrove, bisogna cocciutamente cercarla ed ancora più sapersela costruire, naturalmente nei limiti imposti dal principio di realtà e da quanto uno ha "dentro". Felice vuole volare alto; angusti sono gli spazi fisici, psicologici e mentali che la piccola Gerolanuova gli offre. Che già in quel periodo l'animale simbolico in cui si immedesimava fosse l'aquila che artigliando una bottiglia di Ferro-china vola alta come a dominare il globo terrestre? Mah! D'altronde chi non sogna in grande a quindici anni?

Insomma, il ragazzino a quindici anni scappa letteralmente di casa. Antesignano di tanti ragazzi che anche oggi lasciano il nido familiare in modo traumatico per rincorrere sirene malefiche? No di certo! I motivi profondi e personalissimi che lo spingono a tale scelta radicale non è dato a sapere. Si può congetturare lo strazio della famiglia ed in particolare della madre quando un mattino trova il pagliericcio del figlio vuoto e freddo. Forse divergenze col padre – nella metà Ottocento il padre è il pater familias della civiltà romana, autorità indiscussa benedetta da Santa Romana Chiesa-?


Il dato storicamente indiscutibile è che a quindici anni, pochi mesi dopo aver lasciato con un violento strappo la famiglia, rischia di morire nella battaglia di Bezzecca il 21 luglio del 1866.

Dopo aver lasciato Gerolanuova si era fatto garibaldino e nello scontro militare appena citato si meritò la medaglia d'Argento al Valor Militare.

Le sue scelte e le sue azioni, anche se non perfettamente inquadrate nella famosissima spedizione dei Mille del 1860, assumono lo stesso valore e peso di quelle dei 63 bresciani che parteciparono fisicamente e fattivamente alla spedizione garibaldina che liberò l'Italia meridionale dal giogo Borbonico.


Assestatasi la situazione politico-militare, il nostro vive a lungo a Milano dove, intraprendendo la professione di chimico dopo diversi mestieri, inventa il famoso liquore "Ferro-china".

Ci si chiederà inevitabilmente come abbia potuto, partito poverissimo e presumibilmente senza una cultura ed un sapere scientifico specifico, riuscire a fondare oltre alla distilleria del liquore di cui detto anche l'azienda Acqua minerale Nocera Umbra ed il perfezionamento di un farmaco contro

la malaria. E' presumibile che dopo la fase guerresca Felice grazie ad appoggi e sostegni economici e sopratutto grazie alla sua volitività ed intelligenza abbia raggiunto quelle competenze di tipo chimico-scintifico che gli hanno permesso di fondare e rendere attivo il suo piccolo impero del benessere.


Il ritratto di Antonio Gandolfo ce lo presenta nel massimo del suo fulgore fisico,psicologico e finanziario, presumibilmente all'età di 50/55 anni. Felice vivrà fino all'età di 70 anni dal momento che muore a San Pellegrino Terme il 17 settembre 1921.


Un po' di mea culpa.

Come mai non si è mai saputo prima della vicenda di questo nostro conterraneo?

Con questa breve lettura della biografia di Felice Bisleri possiamo solo parzialmente farci perdonare il silenzio con cui, per quasi un secolo, è stata accompagnata la vicenda di questo unico Garibaldino pompianese.

Sarebbe anche auspicabile trovare il modo e il motivo per illustrarne la memoria attraverso una "dedicazione" o "intitolazione" di spazi o ambienti. Arriveremmo comunque secondi rispetto ad altre città (Roma,Milano,Nocera Umbra), ma credo sia il minimo che si possa fare.


F.L.




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10 febbraio 2012
la lapide di corzano

RICORDARE IL PASSATO PER CAPIRE IL PRESENTE

Guardando al futuro



E’ noto che l’Italia è il Paese che possiede la maggior parte del patrimonio storico-artistico. Anche nei nostri Comuni ci sono testimonianze che bisogna valorizzare perché la storia “ è testimonianza dei tempi, è maestra di vita ”( Cicerone ).

A Corzano, per esempio, tra la canonica e la chiesa, c’è una lapide di marmo di fattura elegante, con bassorilievi e ornamenti di gusto raffinato, la cui ricchezza determina l’importanza in ambito sociale della persona a cui è dedicata. Questa lapide proviene certamente dal vecchio cimitero di Corzano. L’iscrizione latina riferisce di un personaggio vissuto nel XV sec.; dalla traduzione si evince che si tratta di una persona di grande cultura, proveniente da Crema, con grandi meriti nell’insegnamento della fede cristiana, non è italiano. Il nostro personaggio si chiama IACOBUS è di stirpe MORESCA proveniente presumo dalla Spagna o dal Medioriente o dal bacino del Mediterraneo. Questa testimonianza evidenzia come anche in passato le persone si spostavano da un posto all’altro per i più svariati motivi.

Si sa che nella Valle Padana come nel resto dell’Italia, sono passate decine e decine di popolazioni: Franchi, Longobardi, Unni, Vandali, Goti, Visigoti, Ostrogoti, Cimbri, Burgundi, Quadi, Lugi, Marcomanni, Juturgi, ecc. imponendo il loro dominio sulle popolazioni autoctone e subendo successivamente loro stessi il dominio di altri. Ma se questa è la nostra storia in Italia non esiste una identità precisa della popolazione. Sostenere per esempio che siamo di origine celtica, non è veritiero perché anche altre popolazioni, hanno portato la loro cultura, il loro modo di vivere, le loro abitudini. E poi come non tener conto che “al cuor non si comanda”, chissà quanti matrimoni misti ci sono stati, perciò la nostra identità dal punto di vista genetico è un mosaico. A nostro avviso è credibile l’ipotesi di un biologo, di cui non ricordo il nome, il quale sostiene che ci possono essere più analogie genetiche tra un “padano” e un abitante delle isole Figi di etnia Maori, che tra due “padani” vicini di casa. Caratterizzare in modo preciso la popolazione italiana è perciò sbagliato scientificamente e storicamente, è come dire che il costume di Arlecchino è di tinta unita. La specificità etnica attribuita dalla Lega agli abitanti della Valle Padana, a scopi politici, non ha fondamento per cui il rito dell’ampolla d’acqua della sorgente del Po è una liturgia dal significato vanaglorioso. Queste a nostro avviso, oltre al fallimento degli obbiettivi perseguiti dalla Lega nel governo da quindici anni: federalismo ( cos’è ? ), diminuzione delle tasse (sono aumentate), Roma ladrona ( diventati uguali se non peggio, vedi figlio di Bossi eletto consigliere regionale ), sono i motivi della disfatta di un partito che ormai ha perso la sua identità, caso mai l’avesse avuta.

E’ impressionante l’irresponsabilità dei vertici della Lega che non sapendo che pesci pigliare, al raduno di Pontida sono echeggiati gli sciagurati e scellerati proclami secessionisti! Secessione significa guerra. La secessione nell’ ex Jugoslavia circa vent’anni fa, ha portato solo morte e disperazione.

Seccessione vuol dire che parte della Val Padana dovrebbe staccarsi dall’Italia. Ammettiamo che la maggioranza della popolazione decida per questo chi non è d’accordo dovrebbe a questo punto o andarsene oppure combattere per rimanere. Ve lo immaginate il nord Italia un campo di battaglia? Che sciagura!

C’è un film molto indicativo di cosa succede dove si insinua il seme della divisione etnica “Prima della pioggia” del regista Milcho Manchevski, ne consigliamo vivamente la visione.

Per fortuna nelle nostre scuole si vedono sempre più spesso ragazzi di diverse etnie dialogare in amicizia insieme. Loro hanno capito che la diversità è crescita, è ricchezza. Questo è il segno dei tempi, è la direzione degli eventi della storia, se ne rendano conto i leghisti. Abbiamo ancora vivo nel ricordo le immagini di quella nave tenuta insieme dalla ruggine, proveniente dall’Albania stracolma di persone che fuggivano dalla miseria. Siamo sicuri che quelle persone, con il loro lavoro hanno reso migliori gli Stati che li hanno ospitati.


Alessandro Vergine Corzano




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10 febbraio 2012
a proposito di scuole...

LE NOSTRE SCUOLE ….........alcune riflessioni



In un clima di crisi così forte dove, a causa della difficile situazione economia del nostro Paese, viene chiesto a voce unanime di adottare una politica di riduzione e/o razionalizzazione delle spese soprattutto nell’ambito pubblico, risulta ancora più difficile da comprendere la decisione presa dalla nostra Amministrazione Comunale in merito agli interventi programmati sugli edifici scolatici.

La scelta di abbandonare il progetto già a buon punto della precedente Amministrazione (progetto già arrivato allo stadio definitivo…), che consisteva nella realizzazione, presso le attuali scuole medie, di un unico plesso scolastico, comprendente scuola primaria (elementari), scuola secondaria di primo grado (medie), scuola dell’infanzia (asilo) nonché una mensa, merita infatti ancora alcune riflessioni.

Il vecchio progetto ormai “cestinato”, razionalizzando spazi ed economie, prevedeva di realizzare all’interno di un unico comparto che avrebbe poi costituito il Plesso Scolastico del Comune di Pompiano di:

- Scuola dell’infanzia, dislocata nell’area a nord della scuola secondaria di 1° grado (scuola media) attualmente adibita a giardino. Era stata studiata per una superficie totale di 770 m2 con forma semicircolare con le quattro sezioni disposte a ventaglio sia per ottimizzare gli spazi comuni che per la disposizione verso la luce e lo spazio verde aperto verso sud. L’ingresso avveniva subito dall’accesso a nord del polo scolastico per permettere ai genitori di accompagnare i bambini fin dentro l’edificio evitando percorsi e attese prolungate;

- Scuola primaria, con poche modifiche e un leggero ampliamento di 290 m2 avrebbe utilizzato principalmente i volumi delle scuole medie, dove attualmente alcune aule sono vuote (locali di segreteria, direzione, sala insegnanti e riunioni…);

- Scuola secondaria di 1° grado, che utilizzava anch’essa principalmente i volumi già esistenti della scuola media e prevedeva un ampliamento di 300 m2;

- Mensa, che sarebbe stata inserita in un ampio locale, provvisto di cucina e distribuzione vassoi, in comune tra le due scuole;

- Palestra e spazi sportivi esterni, già esistenti e di utilizzo comune, con migliore efficienza nello sfruttamento della stessa durante l’orario scolastico.

L’intervento avrebbe corrisposto ad un ampliamento globale di 1360 m2 per una spesa di € 1.760.320 (per scuola primaria e scuola secondaria di 1° grado), in parte coperti dalla vendita dell’area attualmente occupata dalla scuola primaria e da contributi Regionali e o Statali.

Gli interventi programmati sugli edifici scolatici dalla nostra Amministrazione Comunale consistono invece nello specifico in:

- Scuola primaria: Adeguamento (manutenzione straordinaria copertura, adeguamento normative antisismiche e di prevenzione incendi…) del corpo di fabbrica esistente con ampliamento della scuola primaria consistente in una nuovo blocco contenente al piano terra la palestra e al piano prima i locali mensa ed accessori, il tutto con nuovo impianto di riscaldamento con pompe di calore. Tale ampliamento avrebbe una superficie di 20 m di lunghezza x 9,5 m di larghezza.

- Scuola secondaria di 1° grado: Istallazione impianto fotovoltaico sopra la copertura dell’Auditorium Comunale e sostituzione centrale termica (di recente installazione….) con pompe di calore sia nella Palestra Comunale che nella scuola.

Tali interventi comportano un importo di spese (in parte già sostenute) pari a:

- Costo realizzazione impianto fotovoltaico (spesa già sostenuta) € 235.201

- Costo rifacimento copertura della Scuola Primaria (spesa già sostenuta) € 135.393

- Ipotesi di costo per realizzazione dei nuovi impianti (pompe di calore € 407.520

- Ipotesi costo esecuzione delle opere per l’adeguamento antisismico

della Scuola Primaria (primo lotto – corpo di fabbrica su Via Ungaretti ) € 956.789

- Ipotesi del costo per la costruzione della nuova palestra e della mensa € 800.000

Per un costo totale ipotizzato a bilancio pari a € 2.317.652 e tenendo presente che in tale ipotesi di spesa non sono inclusi:

- Oneri demolizione palazzina ex. Ambulatori medici dove verrà costruita la nuova palestra;

- Costo esecuzione delle opere per l’adeguamento antisismico della Scuola Primaria (secondo lotto – corpo di fabbrica su Via Giovanni XXIII) che confrontato con l’ipotesi di costo della sistemazione del primo lotto non potrà essere inferiore a 1.000.000 di euro;

- Oneri per sistemazione Scuola Primaria sotto il profilo dei Vigili del Fuoco;

- Oneri per rendere energeticamente adeguata la Scuola Primaria (sostituzione infissi, cappotto esterno…);

- Oneri per sistemazione spazi recuperati all’interno della Scuola Primaria a seguito dello spostamento della palestrina e della mensa e per la realizzazione e/o inserimento di ascensore per poter permettere l’accesso alla nuova mensa delle persone diversamente abili.


Dal confronto tra le due programmazioni amministrative con i rispettivi quadri economici alcune riflessioni nascono naturali:

  1. la programmazione dell’attuale Amministrazione Comunale non risolve di certo le problematicità legate alla pericolosità della posizione della scuola elementare (vicinanza statale SS235) e alla scarsità di aree a parcheggio pubblico presenti nelle vicinanze;

  2. esistenza di esubero di spazi e di volumi all’interno sia della Scuola Primaria che della Scuola Secondaria che vanno manutentuti e riscaldati inutilmente tutto l’anno e che vengono ulteriormente incrementati con la costruzione di nuova palestra e mensa presso la Scuola Elementare;

  3. l’accorpamento in un unico plesso scolastico avrebbe ridimensionato l’enorme costo di gestione della nostra Comunità legato a fatto di avere i tre edifici dell’istruzione dislocati in luoghi diversi oltre a permettere una razionalizzazione d’uso degli spazi (utilizzo in comune di palestra, mensa, spazi esterni…. Ecc).

  4. escludendo un eventuale intervento sulla Scuola Materna (importo non quantificato i prospetti sopra riportati) la programmazione sugli edifici scolastici della giunta Marinoni avrebbe comportato una spesa complessiva pari a € 1.760.320 (da quadro economico allegato al progetto definitivo approvato e in parte coperti dalla vendita dell’area attualmente occupata dalla scuola primaria) a fronte di una spesa complessiva della giunta Bertuletti che si ipotizza pari almeno a € 3.317.652.


Tutto questo con un unico scopo: fare l’esatto contrario dell’amministrazione precedente…


Pd circolo di Pompiano




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